Bin Laden è vivo, come Elvis

Chiaro che la televisione pachistana, che poche ore dopo il blitz notturno e l’uccisione di Osama bin Laden aveva messo in giro una vecchia foto taroccata di un finto bin Laden fintamente morto, non ha dato una gran mano alla causa della verità. C’è una porzione di umanità istintivamente disposta a dubitare di tutto quanto abbia i crismi della fattualità e viceversa propensa a credere a tutto quanto contraddica l’evidenza.
3 MAG 11
Ultimo aggiornamento: 07:39 | 19 AGO 20
Immagine di Bin Laden è vivo, come Elvis
Chiaro che la televisione pachistana, che poche ore dopo il blitz notturno e l’uccisione di Osama bin Laden aveva messo in giro una vecchia foto taroccata di un finto bin Laden fintamente morto, non ha dato una gran mano alla causa della verità. C’è una porzione di umanità istintivamente disposta a dubitare di tutto quanto abbia i crismi della fattualità e viceversa propensa a credere a tutto quanto contraddica l’evidenza. C’è più gente di quanto si creda ancora disposta a credere all’imminente ritorno di Elvis. Ovviamente, la conferma che la foto era falsa non poteva non scatenare il tam-tam del dubbio sul Web: ma sarà morto davvero? E il corpo? E perché ci sono voluti dieci anni?

Le tecnologie di comunicazione hanno annullato tempo e spazio, sovrapponendosi alla realtà. Un giovane pachistano che chattava su Twitter a duecento metri dal bunker del capo di al Qaida ha in pratica dato in diretta la notizia. Eppure l’incredulità, elemento atavico, è come raddoppiata dalla tecnologia. Il contadino dell’Umbria, equivalente agrario e terragno della casalinga di Voghera, è tutt’ora convinto che l’uomo non sia mai andato sulla luna semplicemente perché è impossibile; il suo omologo internettista è convinto della stessa cosa, perché ha visto le “prove” delle foto manipolate. Per passare al serio: la teoria dell’autocomplotto delle Torri gemelle resiste da dieci anni, e anzi si diffonde attraverso il Web come un rizoma maligno.

Possiamo stare sicuri che la conferma fotografica per ora mancante, il corpo gettato in mare, generano una ridda infinita di incredulità, di sospetti. Che i dubbi siano espressi apertamente nel mondo islamico è comprensibile. Ma basta fare un giro nella rete, anche senza addentrarsi nei social network della cosiddetta controinformazione, per trovare messo a tema il sospetto. E se esperti come l’ex capo di stato maggiore dell’aeronautica, Leonardo Tricarico, avanzano alcune legittime riserve (“mi sarei aspettato che la salma fosse stata resa visibile, in modo da dare la prova più evidente della sua morte”, ha dichiarato) per il volgo nemmeno la conferma “al cento per cento” del Dna è bastante.
Ma all’incrocio tra atavico bertoldismo e postmoderna paranoia verso tutto ciò che le tecnologie potrebbero manipolare, scorre un veleno ancora più maligno. E’ l’odio ideologico. Per decenni c’è stato chi sosteneva false persino le foto del Che morto in Bolivia. C’è chi afferma tuttora che il Pentagono non è mai stato colpito l’11/9, le bombe al fosforo in Iraq sono a prova di qualsiasi smentita. Benedetto XVI, beatificando Karol Wojtyla, ha citato una frase del Vangelo, “beati quelli che non avendo visto, hanno creduto”, tra le cause della santità. Ovviamente, è pretendere troppo. Ma un po’ di fiducia nei fatti, non guasterebbe.